K riprese coscienza sdraiato sulla Chaise Longue in pelle di Cyrrus mentre l’amico gli sventolava dell’aria con un tablet davanti alla faccia. Si guardò intorno e balzò seduo con i piedi a terra, mentre spostava la mano dell’amico da davanti al viso.
«Oh Key! Ti sei svegliato? Pensavo che ti fosse andato il tilt il cervello con la caduta! Che ti è preso?»
«Portami alla tua sala del legno! Non ricordo dove sia…»
«Ti è presa la passione per le mie opere cadendo?»
«Portami lì subito! Mi serve il tuo scanner 3D!» disse con allarme K.
Cyrrus fece spallucce, si passò la mano sulla cresta di capelli biondi come faceva di solito quando non capiva qualcosa e si girò facendo strada all’amico. Mentre camminava, si scusò con lui per non aver ricordato alle nuove guardie la sua venuta. Il motivo della mancata comunicazione era semplice: se ne era dimenticato. Come più o meno qualsiasi cosa che doveva fare. Si ricordava solo del suo show di intrattenimento online che aveva con i suoi fan, tutto il resto era poco interessante per lui. Non avrebbe neanche mangiato se non avesse impostato i remind dei suoi assistenti robotici, che gli portavano il prelibato cibo che aveva a disposizione. E i suoi bisogni corporali venivano sempre espletati pochi secondi prima che se li facesse addosso. Una totale disaffezione per la vita fuori dalla sua alternativa virtuale nel mondo online che era inversamente proporzionale all’affetto che aveva per l’amico appena venuto. Aveva perso tutta la famiglia da giovane e K era sempre quello che gli era rimasto vicino, dai momenti più duri a quelli di gloria. Senza cambiare modo di trattarlo, nonostante il benessere in cui viveva in quel momento. A differenza degli altri che erano diventati, dopo la sua fama, accondiscendenti e melliflui. K invece lo strigliava duramente, come un fratello maggiore, quando sbagliava. Gli ricordava sempre che c’era una vita reale fuori e cercava di stimolarlo a fare cose nuove. Tutti tentativi inutili che sfociavano nelle solite ramanzine che però Cyrrus amava, perché gli ricordavano suo padre. Una di queste però avevano sortito effetto. Cyr aveva cominciato a intagliare il legno e si era appassionato abbastanza da usare quel passatempo per impegnarsi a fare qualcosa durante le lunghe pause pubblicitarie che avvenivano nei suoi show. Un passatempo che lo riposava e che aveva accresciuto anche la sua fama e notorietà in molte Sky-city. Gli alberi non crescevano sulle città nel cielo, quindi venivano prese dalla superficie e la raccolta era molto costosa. Nessuno degli streamer più famosi aveva la possibilità di potersi permettere un hobby del genere. Solo Cyrrus. O forse nessuno era così sciocco nello scialacquare i propri averi in un passatempo così esoso. Cyr non si curava dei soldi, non se ne era curato quando era così povero da non potersi permettere le dosi di alimentazione dei naniti che aveva nel corpo. E a causa del suo totale disinteresse nei soldi aveva stipulato un contratto con l’azienda che lo sponsorizzava per i suoi spettacoli live nel quale aveva rinunciato al compenso in denaro per avere degli abbonamenti nei servizi quotidiani. La villa, le auto, il cibo, i vestiti, i suoi computer quantistici, persino il sistema di vigilanza, non era di sua proprietà. Erano dei benefit che richiedeva e gli venivano forniti dalla Twist-Live LTD, la quale oltre a guadagnare corposamente con tutti gli sponsor delle live, tratteneva il suo compenso per intero e si occupava di soddisfare tutti i capricci del ragazzo. Capricci che non arrivavano mai a superare il compenso in Coin che guadagnava. Almeno era questo che K gli diceva sempre. Lo rimproverava costantemente di non aver mai messo nulla da parte e di bruciare tutti i mesi con servizi e benefit che lui non usava totalmente. Come il cibo portato dai tubi di dislocazione che, con costanza e solerzia, gli recapitavano ogni giorno. Cibi raffinati e ricercati, inscatolati in confezioni chiuse ermeticamente e riempite di azoto, per mantenere una lunga conservazione. Scatole e scatole erano ammassate in cucina e nella dispensa. Il robot gliele portava con gli orari dei pasti ma lui non le terminava mai e finiva per mangiare a cena parte del pranzo non finito. In aggiunta tutte le colazioni della mattina che di solito non faceva. Uno spreco che K trovava intollerabile. Cyrrus gli aveva detto che poteva venirsele a prendere tutte prima che scadessero, così avrebbe evitato lo spreco e di fargli sempre la solita ramanzina ad ogni incontro. Ed era per questo che avevano organizzato l’incontro di quella sera, incontro che avrebbe dovuto essere rapido e veloce, ma invece di trovarsi in cucina ora erano al piano interrato, nella piccola stanza che odorava di segatura e olio. K entrò e prese a girarsi intorno fino a quando non trovò ciò che cercava con ansia.
«Puoi dire alla Twist che ti si è rotto lo scanner 3D e fartene mandare un altro?»
«Sì, certo. Ma non si è rotto, funziona benissimo» rispose Cyr.
«Adesso serve a me, prima me lo installo, poi mi spieghi che hai fatto al sistema Wireless, ti sei messo il 6G dentro le mura?». K trafficò con i cavi di una specie di U rovesciata che aveva sei fili di luci blu intermittenti, lo staccò dai due piedi e lo scanner si spense. Poi lo poggiò intorno al collo della giacca che indossava.
«Override Jacket. Alimentazione Hi-safe sul collo, convoglio 35 watt.»
«Attivo!» rispose una voce dallo speaker installato nella cinta.
Lo scanner cominciò a mandare luci intermittenti per qualche secondo poi una luce blu tenue divenne stabile e costante.
«Signore, la ricezione con l’esterno è stata interrotta. Non ci è possibile comunicare le sue condizioni vitali al più vicino centro sanitario in caso di emergenza. Potremmo consigliarle di disalimentare l’apparecchiatura che ha messo sul collo per permettere di nuovo la comunicazione?»
«Secondo voi per quale motivo mi porto questa stufa sul collo, se non per impedirvi la comunicazione? Ehi, Cyr tu li senti?»
«Senti chi?»
«L’assistente virtuale che mi si è installato negli impianti e che ora mi parla. Mi sta facendo impazzire»
«Non sento nulla. Di quale assistente parli? Adam-Seren?»
«Sì! Allora sei stato tu?»
«Ehi Key, stai sereno. Adam-Seren è il nuovo assistente virtuale del momento. Lo sponsorizzo nelle live. Mi hanno proposto di installare dei distributori 6G a casa per le feste. Io l’ho tenuto per una settimana poi l’ho disinstallato. Ma potevi negare con un semplice “no”. Non è un Trojan.»
«E invece non ho potuto! Ho l’NFC staccato e le tue nuove guardie non-robotiche mi hanno azzerato il codice. Niente auto-deny e ora me lo trovo dentro senza poterlo togliere.»
«Mamma mia, che esagerato che sei! Tienilo un po’ magari ti piace…» Cyr alzò le braccia al cielo platealmente e si sedette sulla sua sedia da intaglio, armandosi di coltello e un piccolo pezzo di legno.
«Cyr, ti voglio bene, ma non tutto funziona come il tuo cervello pensa. Ti sei dimenticato che io non posso portarmi via il tuo cibo avanzato? È furto ai danni della Twist, perché non è roba tua, se mi beccano mi mandano a Mark “5” e mi defenestrano fuori dalla Sky-City in meno di 48 ore. Credi che il mio simpatico assistente a doppia personalità non tracci per interno il mio percorso in città? Sono sopra un truck-ghost preso da Pit. Mi tanano prima che arrivo al secondo semaforo.»
«Sei andato da Pit? Come sta?»
«Dannazione Cyr, hai la soglia d’attenzione di un pesce rosso! Mi ascolti? Devo toglierlo subito. Non so fino a quando riesco a bloccare le comunicazioni con lo scanner. E per farlo devo tornare a casa.»
«Beh, vai a casa e torna la prossima volta! Mi stai mettendo ansia con la tua apprensione» Cyr si crucciò con lo stesso sguardo di un bambino infastidito.
«Ma oggi hai la festa. Se la Twist domani passa a fare i controlli e nota che metà della tua dispensa è stata svaligiata non ti farà domande. Dobbiamo farlo oggi. Altrimenti è un problema. Chiamo mia sorella…»
«Lauren! Che bello è un po’ che non la vedo…»
«Cyr, smettila di fantasticare ogni volta che la nomino. Ti ha già detto di no. Poi sappiamo come va a finire. Mi ammorbi per mettere una buona parola per te. Non hai speranze»
«Che palle Key, sei così duro e insensibile quando te ne parlo. Non tutti devono essere infelici in amore come te. Lasciami almeno la speranza»
«Di che parli? Io comunque chiamo Lauren e la faccio venire. Probabilmente sarà insieme ai miei, non è un problema se vengono tutti no? Tanto hai spazio» rispose, tagliando corto K.
«I tuoi possono venire e tranquillamente anche dormire da me per una settimana se fosse necessario. Ho tre stanze ospiti solo nel seminterrato. Ma è inutile che cambi discorso, sarò distratto ma mi accorgo quando vuoi cambiare discorso. Sto parlando di Kate. Scommetto che non le hai parlato…»
«Smettila Cyr! Con Kate siamo solo amici…»
«Certo. Infatti, hai fatto per amicizia quel ricamino su bar-tatoo, vero?»
«E’ solo un quadrato con due linee…» K si allungò la manica della giacca per coprire l’avanbraccio.
«A me sembrano due K… Due K che si baciano. Pciù!» ribattè Cyr alzando le sopracciglia e lanciando un bacio nell’aria con una faccia buffa.
«Cyr, adesso silenzio per favore: devo chiamare Lauren!»
«Lo vedi che ho ragione? K, quello che ha sempre la risposta giusta e pronta che si è dimenticato che ha il mio scanner sul collo e si è auto-bloccato le comunicazioni. La chiamo io Lauren. Seren, chiamata audio per Lauren Kallimaco!»
«Ehi, un momento. Non avevi disinstallato l’assistente?»
«Sì, dai miei impianti. Ma nella domotica l’ho lasciato. Dentro casa funziona benissimo.»
«Cyrrus che vuoi? Sto mangiando…» la voce della sorella di K uscì dagli speaker in alto.
«Lauren, sono io…» esordì K.
«Key, che ti è successo? Perché mi chiami col nome di Cyr? Ma hai idea di che ore sono?»
«Boh, le otto? Senti Lauren ho il sitema NFC in tilt. Devo andarlo a riparare. Hai assistenti virtuali installati negli impianti tu?»
«No. Lo sai come la penso su quelle cose.»
«Meglio chiedere. Fai una cosa, vieni da Cyr. C’è da caricare le cose di cui ti ho parlato giorni fa. E IO NON POSSO FARLO! So che stai per dire. Ma devo tornare a casa urgente. Vieni qui, puoi portarti anche mamma e papà. Tanto saranno già svegli da un paio d’ore.»
«Vedo che hai già fatto tutti i tuoi calcoli… Va bene. Vengo, ma qualsiasi cosa devi fare sbrigati perché io il lavoro pesante non lo faccio.»
«Ok, sorellina. A dopo!»
Al termine della chiamata K si toccò il collo e lo sentì caldo. Poi si girò verso l’amico che aveva una faccia delusa.
«Tua sorella non mi ha neanche salutato…»
«Te l’ho detto che sei senza speranze. Adesso me ne vado ma mi accompagni di fuori. Non voglio litigare con i tuoi scagnozzi di nuovo»
«Perché ti tocchi il collo?» disse Cyr mentre si alzava dalla sedia con i segni della segatura sul fondo schiena.
«Ho sovralimentato lo scanner per ridurre le onde di comunicazione. Ma mi sta scaldando troppo le antenne. Spero di non friggere mentre torno a casa»
«E’ così pericoloso?» chiese stupito il ragazzo, passandosi di nuovo la mano tra i capelli.
«Diciamo che è come mettere dell’alluminio in un microonde.»

