1. Sustenance Down

L’altissima umidità e il fresco della mattina si mischiava con l’odore di sanificante al cloro sparato dai nebulizzatori sotto i lampioni. I canali di scolo erano tappati dai sali verdi cristallizzati e sulla strada si formavano delle pozzanghere che venivano saltati dai pochi passanti di quel piccolo vicolo tra due enormi palazzi multi-loculo. Un individuo vestito di nero con un cartellino attaccato al collo emerse e si avvicinò ad un malconcio autoveicolo. Si sdette al suo interno mentre l’abitacolo mandava il solito messaggio lampeggiante, ripetuto poi dallo speaker interno: “Carica completata, capacità massima della batteria 59%, sostituzione delle batterie necessaria.”

«Non mollarmi oggi, bella…»

Il piccolo veicolo due posti partì singhiozzando poi si assestò e percorse i pochi chilometri che lo separavano dall’arrivo. L’uomo scese dal veicolo dopo averlo parcheggiato negli apposti di ricarica a induzione.

«Ciao K, buongiorno! Ti hanno già staffato?»

«Buongiorno Rob, sì sono in outbound. Tu?» rispose lui mentre controllava dal vetro che l’indicatore di batteria passasse in ricarica.

«Oggi sono a Ship. Ci vediamo in pausa? Stacca da quel tablet. Stai sempre a studiare. Installati un assistente virtuale così non perdi più tempo.»

«Tu dipendi troppo da quell’assistente, Rob. Il giorno che va offline per problemi tecnici avrai le capacità di uno scimpanzè. Poi oggi non faccio pausa, tiro lungo per uscire prima.» disse con tono paterno. Rob sorrise e lo salutò con la mano mentre compariva un “8” verde sul suo palmo. K accennò ad estrarre la mano poi fece l’occhiolino per salutare il collega e si avviò all’entrata dietro il fiume di persone che attaccavano al turno mattutino. Tutti passavano la mano sul lettore ai cancelli pedonali. Quando toccò a lui abbassò il cartellino e lo strisciò un paio di volte mentre le persone dietro di lui lo guardavano con stizza per i pochi secondi che avevano perso invece di passare senza arrestare il passo. K sentì gli sguardi dietro di lui ma li ignorò e oltrepassò il tornello. Il rumore dei nastri trasportatori arrivò alle sue orecchie con il solito impeto. Tutto veniva coperto dal brusio dello scorrere dei pacchi sui rulli in acciaio: i passi, le parole e le risate scomparivano come quando, ad un click sull’icona dello speaker, spariva l’audio di un video, sostituito da quel suono piatto e continuo. Una volta abituati sembrava di essere in assoluto silenzio. K si avviò alla postazione automatica da dove tutti i generi di prima necessità e non, venivano inscatolati dai bracci robot e instradati alla consegna. Avviò l’attività passando il badge sul lettore vicino al terminale e cominciò a supervisionare tutti gli oggetti che venivano impacchettati seguendo la lista sullo schermo.

«Hai ancora l’NFC rotto?»

Si girò e vide tra le coperture della postazione dietro di lui il viso di una donna che gli sorrideva.

«Sì, Titty. Il badge invece funziona sempre.»

«Hai visto Rob, stamattina? Dove lo hanno staffato?» aggiunse lei.

«Ship» ribatté lui girandosi e tornando a controllare la sfilza di oggetti sullo schermo.

«Oggi è sui robot ad alzare i carichi, seduto sulla sua poltroncina imbottita mentre noi siamo in piedi a guardare questo schermo che mette sonno…Ma la tua proposta degli sgabelli?»

«Niente. Come sempre. Che ci vogliamo fare?» disse K con tono rassegnato.

Dopo quelle piccole battute di conversazione mattutina passarono ore in silenzio mentre tutta la fila vedeva arrivare dei cestini di plastica neri che venivano svuotati da arti robotici simili a quelli umani che li impacchettavano. Tutti intorno erano in piedi, fermi a guardare gli schermi e ritmicamente giravano la testa per controllare le scatole ai loro fianchi che sfrecciavano sui nastri neri. Ogni tanto qualcuno tentava di appoggiarsi alla postazione posteriore per allentare la tensione muscolare sulla schiena, ma dopo poco passava il supervisore con il suo gilet catarifrangente, che guardava tutti in modo torno e li riportava alla corretta postura eretta. Quasi alla fine del turno Kitty cominciò a imprecare e sbattere i pugni sul monitor. K si girò e gli chiese cosa stesse accadendo.

«Gli arti robotici si sono bloccati e non riesco a riavviarli. Mi si abbasserà il rate!»

«Hai forzato il riavvio da terminale?»

«Mica sono una programmatrice! Chi li conosce i comandi da terminale. Dovrò aprire un ticket ma oramai siamo a fine turno e non verrà nessuno… Mi brucerò il bonus settimanale, dopo tutto il lavoro fatto è un’ingiustizia!» la donna poggiò affranta la fronte sullo schermo e si tirò le trecce di capelli neri piagnucolando.

«Spostati.» K arrivò alla sua postazione e appoggiò la mano sinistra sul Hi-Safe magnetico vicino allo schermo. Tutto diventò nero e comparvero tante scritte a cascata fino a che non comparì un cursore lampeggiante.

«Sudo shutdown -r now»

Le parole comparvero sul monitor e tutto si spense per un secondo. Poi apparì di nuovo il logo delle frecce dell’azienda di distribuzione che gestiva il magazzino e gli arti robotici tornarono a funzionare.

«Grazie K! Mi hai salvato! Ti offrò un po’ di brodaglia domani se fai pausa»

«Non ti preoccupare, un giorno avrò bisogno io e ci sarai tu ad aiutarmi.»

Ma i sorrisi dei due furono interrotti dal passo veloce e duro di qualcuno che sopravveniva.

«Che succede qui?»

«Niente, Leader. Solo due chiacchiere.» si affrettò a dire Kitty mentre K abbassava lo sguardo e cercava di uscire dalla postazione. Ma fu bloccato dal supervisor che lo guardò in modo torvo.

«Ho avuto un avviso di reboot. Avete usato i comandi da terminale?»

«Si erano bloccati i bracci Leader. Ho riavviato per non far bloccare il nastro della linea 2.» si giustificò l’uomo.

«I comandi da terminale sono proibiti. Per problemi tecnici dovete chiamare un ticket. Devi farti fare l’upgrade a tecnico se vuoi avere la responsabilità di mettere le mani sul codice. Sei un tecnico?»

«No.» sussurrò K.

«Quindi devo farti un feedback costruttivo, vai alla tua postazione.»

«Scusi Leader, ma ero bloccata. Non è successo nulla. K ha riavviato la linea in pochi secondi…» disse Kitty infilandosi nel discorso per aiutare il collega.

«Solo chi ha ricevuto la contestazione può discuterla. Ne vuoi una anche tu?» rispose piccato il Leader. La donna si morse le labbra e tornò a guardare lo schermo. Il supervisore si aggiustò con soddisfazione il colletto del gilet e arrivò alla postazione del collega davanti per redigere il suo feedback.

«Allunga la mano che ti prendo l’ID» disse lui in tono autorevole.

K tirò la cordicella del badge e glielo porse.

«Ancora il badge? Quanti anni hai? Novanta? Tsè… Bene, Kano Kallimaco… Hai violato gli standard di sicurezza a livello 2. Richiamo con perdita dei benefit settimanali per il biofuel dei naniti. Firmi o contesti?»

«Cosa? Perché i benefit?» rispose disperato lui.

«Sei a Mark 6 nei nostri database. Non hai diritto a tre richiami. Basta il primo per perdere i benefit settimanali. Firmi o contesti?»

K rimase a bocca aperta per qualche secondo poi abbassò gli occhi e disse con rammarico «Ok, firmo…»

Il supervisor gli indicò lo schermo che riportava tutto quello che aveva detto, con orario e data. L’uomo passò il badge per la firma e riprese senza dire nulla il lavoro mentre il suo superiore se ne andò con un’espressione tronfia.

Dopo un po’ si affiancarono persone sulla linea in attesa di prendere la postazione dei colleghi che staccavano. K aspettò fino all’ultimo secondo di turno poi si scollegò e incontro la faccia avvilita di Kitty.

«Mi dispiace K, quel Leader è uno stronzo. Perché non hai contestato il feedback. Forse il direttore di stabilimento avrebbe capito.»

«Non fa niente. È andata così, che ci vogliamo fare?» disse K con tono rassegnato e un sorriso sulle labbra. Poi si tutti infila si avviarono all’uscita dove, con il solito badge, K fece indispettire i suoi colleghi in attesa di una boccata d’aria fresca dopo le ore di opprimente aria condizionata e viziata del magazzino. Si avviò con passo celere verso il posto dove aveva parcheggiato, trovando sul cofano grigio del suo veicolo una donna ad attenderlo.

«Ehi, bello! Sto ancora aspettando che rispondi al mio invito a cena» esordì lei, sorridendo con i suoi denti perfetti incastonati in un viso plastificato senza imperfezioni.

«Scusa Clodia, sono stato occupato. Stasera non posso… Ho un impegno con un amico.» disse K con voce gentile.

«Su bello, mica ti sto chiedendo di sposarmi. Voglio solo uscire. Da quando Rob si è messo con Kitty mi sento sola. Ti avrà raccontato Rob di come ci divertivamo, no?» aggiunse Clodia sorridendo con malizia mentre si spostava i capelli neri dal viso.

«I gentiluomini non parlano delle uscite con le proprie donne, Clodia. E Rob è un bravo ragazzo.» disse K cercando di aggirarla per arrivare allo sportello.

«Clodia! Andiamo! Smettila di perdere tempo!» urlò un’altra donna dietro loro due, da dentro una vettura.

«Va bene, bello! Ne parliamo domani se sei di turno di mattina. Io vado altrimenti la mia amica mi lascia a piedi» Clodia si alzò dal cofano e raggiunse la sua collega che l’aspettava cinque posteggi più indietro.

«Clodia, la smetti di perdere tempo con i casi umani? Trovati uno normale e della tua età. Quello è un disadattato che la metà dei tuoi anni…» disse l’amica senza abbassare il tono della voce.

«Dany, abbassa la voce che ti sente!»

«E dove sta scritto che questo è un problema mio?»

K era davanti alla portiera e rimase impalato per qualche secondo senza tirare lo sportello mentre guardava nel vuoto. Rimase così fino a quando non passarono le due donne al volante davanti a lui.

«Ciao bello!» lo salutò Clodia.

«Ciao scemo!» le fece eco l’amica al volante.

K sorrise forzatamente per salutarle poi entrò e venne accolto dal solito avviso di batteria da sostituire. Con il dito fece scorrere un elenco di nomi sullo schermo della vettura fino a quando non comparì il nome “Paul Woodland” e cliccò sul simbolo verde alla sua sinistra.

«Ehi K! Hai staccato ora? Ci facciamo un goccetto?» si sentì dagli speaker dell’auto.

«Ciao Paul. Si ho bisogno di un goccetto. Ma non di quello che intendi tu. Mi serve del biofuel per i naniti. Sto già in riserva da ieri. Oggi mi hanno fatto un feedback a lavoro e non ho il benefit settimanale. Non hai una fiala da prestarmi?» rispose lui.

«Diavolo K, perché ti metti sempre nei guai? Eppure sei la persona più tranquilla che conosco. Come è successo?»

«Ti racconto dopo. Hai il biofuel? Se sto senza avrò problemi col ginocchio. A lavoro rischio grosso se mi beccano a zoppicare. Aiutami Paul.» implorò K all’amico.

«Ok cervellone. Te la regalo una fiala di fuel ma devi portarmi al M31 con la macchina. Io ho mandato la mia a cambiare le batterie e me la ridanno la settimana prossima. E dovresti cambiarle anche tu. Mi sono rotto di sentire la tua auto implorare un cambio ogni volta che mi siedo vicino a te.»

K partì subito e si diresse verso casa di Paul che era a pochi chilometri dallo stabilimento, in un quartiere poco rinomato, con palazzi bassi e malamente manutenuti. Arrivò ad una pizzetta dove numerosi portoni erano attraversati da gente che entrava e usciva. In mezzo a quel viavai di persone cercò il suo amico che gli comparve all’improvviso con un “Bu!” sul vetro del finestrino del passeggero, poi entrò e si sedette facendo eco allo speaker che menzionava i problemi di batteria. I due partirono incolonnandosi nel traffico tra auto di lusso e sgangherati veicoli di trasporto pubblico pieni di graffiti e luci. Mentre K raccontava gli eventi della giornata, Paul fissava le persone schiacciate nell’autobus che seguivano, mentre annuiva e si passava la mano tra la sua barba incolta, che aveva chiazze di peli più radi, mentre con l’altra si aggiustava il cappuccio della felpa calato sulla testa. Arrivarono dopo una decina di minuti al bar che gli aveva indicato Paul sulla mappa. Fuori dall’entrata c’erano due gruppi di ragazzi che sembravano stessero per darsele di santa ragione, tra un momento all’altro.

«Dove mi hai portato?» disse K preoccupato.

«Stai tranquillo cervellone. Quel gruppo di dementi sta sempre lì a discutere ma non si sono mai menati. Dammi cinque minuti, nel frattempo tu studiati tanto quelle cose inutilo-chimiche che ti piacciono tanto.» Paul disse tutto di fila continuandosi a guardare intorno mentre scendeva. Fece uno schiocco con la lingua e se ne andò a passo deciso verso l’entrata.

K selezionò sullo schermo del veicolo i suoi podcast sugli indicatori di sviluppo di Sky-City 21 e rimase a fissare l’entrata nel bar mentre dallo speaker si sentiva una voce robotica che sciolinava una serie di valori numerici apparentemente asettici. L’uomo continuò a guardare fuori mentre ogni tanto annuiva con la testa.

«…e siamo già all’ottavo trend in discesa negli ultimi sei mesi. Un ribasso così forte non lo vedevamo da anni. O forse non l’abbiamo mai visto. Ricordatevi di condividere il post con altri vostri conoscenti. Facciamo giungere la voce a tutti. Da Trend-Evolution-Podcast è tutto. A domani»

K cliccò distrattamente sullo schermo e interruppe le trasmissioni streaming mentre Paul usciva con le mani in tasca dal bar ed entrava in auto.

«Tieni cervellone – disse lui lanciandogli una fiala verdognola e luminescente attaccata a una piccola siringa elettrica – e non c’è bisogno che me la restituisci. Anche perché come quella non la trovi da nessuna parte.»

«Che biofuel è? Io non me la inietto della merda sottobanco. Dammi una fiala statale.»

 «Ehi K, come mi vedi nelle ultime settimane?»

«Stranamente lucido e la cosa mi sembra strana»

«Non è strana. È il biofuel che hai in mano. Ha le stesse componenti di quello statale ma con le percentuali diverse. Leggiti l’etichetta, vedrai tutto quello che i tuoi naniti richiedono. Ma dura di più. Lo uso da un po’ e non ho mai avuto problemi. Sicuramente tra un po’ lo metteranno statale. È una bomba!» sciolinò Paul come se si fosse preparato la risposta.

«Quindi è sperimentale e tu gli stai facendo da cavia. Immagino ti abbiano pagato bene. Ecco perché hai cambiato le batterie all’auto…» K rispose annuendo lentamente con la testa.

«Non è sperimentale. È già testato. Stanno aspettando che abbiano la licenza. Ho visto i risultati dei test. Hanno passato lo stadio quattro, quindi è sicuro. Sparatelo e non rompere. Altrimenti avrai il ginocchio che ti si accartoccerà mentre cammini. Adesso senza che neanche mi ringrazi portami a casa che ho lasciato le cose a metà per salvarti il culo.»

K guardò per alcuni secondi la fiala poi si iniettò il contenuto dal braccio. Strinse il pugno e lo aprì qualche volta, mise la fiala vuota nella tasca laterale dello sportello e avviò il veicolo, mentre Paul fece riprodurre una canzone metal alla radio. Rimasero in silenzio tutto il viaggio di ritorno, con gli assoli di chitarra a fare da sottofondo. Lasciò il suo amico alla piazza dove lo aveva preso e si diresse verso un altro quartiere seguendo il traffico che aumentava. Giunse fino a una lunga strada costeggiata da tanti palazzi altissimi e si parcheggiò in un vicolo tra due di essi, oltrepassando una saracinesca aperta. Scese dalla vettura, il locale era permeo di odore di pneumatici nuovi.

«Ehi! Mica puoi entrare così senza dire nulla. Mi hai fatto quasi fibrillare!» si sentì un rumore metallico di boots che si spostavano veloci su una grata.

«Mamma mia, Pit. Non hai il sonar di prossimità?»

«No K, tutto offline. Quindi la prossima volta fai il piacere, se non ti vedo prima, bussa.» Pit scese dei gradini e si trovò faccia a faccia col suo nuovo ospite dalla barba verde, che alzò le braccia al cielo platealmente e il Mark sul palmo iniziò subito a lampeggiare un “6” giallo.

«Va bene, Brave-Pit! – si rese conto della luce dalla mano e la infilò velocemente in tasca – Dove è il truck? Vorrei chiudere tutto entro sera, quindi scusa se lascio i convenevoli al ritorno»

Il proprietario del garage si spostò sotto la luce gialla e calda del faro all’entrata. Vestiva dei pantaloni multitasche e la sua maglia nera, troppo corta, mostrava un addome incavato.

«I convenevoli non li voglio saltare. Ripassiamo l’accordo perché a fraintenderci ci si mette un attimo – si levò il berretto con la visiera e lo fissò, aveva uno sguardo vacuo con le lenti opache che rendevano indefinito il confine tra iride chiaro e la pupilla – Il truck è tuo per diciotto ore. Le batterie sono cariche. La guida autonoma è disattivata ma rilevabile dai sensori stradali come se fosse ancora operativa. Le targhe hanno un algoritmo variabile e cambiano ad ogni ora trovando numeri di veicoli simili. Rivoglio il truck con sessanta razioni giornaliere.»

«Sessanta?! Che fai raddoppi ogni giorno? Stasera ne vuoi Novanta?»

«Ti ho messo la targa variabile, c’ho messo oltre sei ore ieri per attaccarmi ad un database di targhe di mezzi. Se ti fermano rischio un Mark Down di 1 punto intero. Sono a “7” e voglio continuare a tenermi a distanza di sicurezza. Non mi estrarranno mai per l’Heaven ma voglio continuare a sperare.»

Si avvicinò al suo esile interlocutore e ribatté con tono pacato e amichevole: «Ascolta Pit, io sono a “6” e rischio una defenestrazione dalla Hell Dorr diretta. Quindi o trenta o non ti porto proprio nulla e mi vado a caricare tutto a spalla, ci dovessi mettere una settimana e fare solo il lavoro di notte.»

«Non sei credibile K, mi hai fatto organizzare la cosa in settantadue ore dopo un discorso lagnoso e paranoico sulla crisi in arrivo. E ora vuoi allungare di una settimana? E i sostentamenti in calo? I blocchi di produzione del cibo? I drop down di naniti? Sessanta razioni. È il prezzo giusto» sorrise lui.

K si bloccò per qualche istante a fissare Pit, poi strinse i pugni così intensamente che le vene delle mani si gonfiarono. Una lieve bagliore verdastro si intravide sulla loro superficie. Alzò il braccio e prese al collo l’amico alzandolo e sbattendolo contro lo schermo sulla parete laterale che cominciò a mandare in onda video di podcast di Trend-Evolution.

«Il prezzo giusto per chi non mantiene i patti sarebbe un biglietto solo andata per il suolo. Ma visto che hai messo tutto offline adesso ti stacco la testa dal collo e ti getto in un tombino, poi ti copro di residui di cristalli di cloro e la puzza del tuo cadavere neanche si sentirebbe. Così mi prendo il tuo fottuto truck e mi tengo tutte le razioni. Che ne dici? CHE NE DICI??»

Pit aggrappò al polso di K, sentendo le vene che pulsavano velocemente. La mano continuò lentamente a serrarsi mentre il respiro cominciava a farsi difficile. Allora cominciò a frignare: «Scusa K, mi dispiace. Sono stato avido. Hai ragione! Ma lasciami andare. Rimaniamo per trenta…»

«Ti meriteresti soltanto un bagno di cristalli. Sei un’avida carogna e uno come te nel futuro non ci servirebbe a niente. Dovrei fare un favore a tutta Sky-City-21 e toglierti di mezzo subito…»

K vide gli occhi rossi di Pit e i suoi denti serrati mentre cercava di prendere più aria possibile. Si bloccò di nuovo per un secondo e poi mollò la presa facendo cadere l’esile uomo a terra.

Fissò lo schermo-parete che era davanti a lui, riascoltò i programmi che vedeva tutti i giorni. Li ascoltò per qualche secondo per ritrovare la calma, poi, come se non fosse successo nulla si rivole a Pit: «Ti sei visto i podcast ieri. Mi guardavi sempre con quel mezzo sorriso di scherno ma alla fine sei andato a informarti. Mi credi adesso? Per questo mi hai chiesto di più?»

Lui tossì un paio di volte e si mise di lato senza mettersi in piedi. Gli allungò il pod con i codici di avvio del truck «Sinceramente… no. Credo ancora sia una tua paranoia. Non capisco come può la superficie bloccare la produzione. È così vasta e le Sky-Cities così poche. Non saremmo neanche il 4%… e sotto è tutto robotizzato.»

«Andrà giù ti dico. Ho confrontato gli indicatori degli ultimi trentacinque anni e tutti gli algoritmi che ho usato per le previsioni mi dicono la stessa cosa. Il cibo finirà. Se ti vuoi vendere le tue razioni fai pure. Ma quando sarà l’unico Coin con valore in circolazione ti mangerai le mani.» spiegò lui con il tono di un maestro che cerca di spiegare “2+2” ad un bambino al primo giorno di scuola.

K prese il pod e si avvicinò al truck coperto con il telo tecnico. Lo scoprì ed entrò dallo sportello ad apertura verticale. Cliccò “start” al lato e le luci interne si accesero facendo sollevare la seconda saracinesca per lasciare libero il passo.

«Ehi, non ammaccarmi il truck!»

«Lo spero, Pit. Cyrrus ha messo le guardie in carne ed ossa invece dei soliti robo-droidi di controllo. E con gli umani va sempre tutto male».