3. Brickwall Down

Fermò il truck a ridosso del cancello e scese, lasciando la portiera aperta. Si tolse quei vecchissimi occhiali stile aviator che oramai non portava più nessuno, riponendoli in uno scompartimento sotto al finestrino, e si avvicinò sfoggiando un viso disteso e tranquillo verso le due guardie che erano subito dietro le sbarre che lo separavano da quella immensa villa sulla collina. Vide subito una serie di scritte rosse traslucide che passavano rapide dietro le maxi-lenti da sole che erano portate dai due addetti alla sicurezza. Si fermò a un metro dal confine metallico mentre uno dei due allungò un bastone nero e opaco attraverso il bordo, l’estremità emise un cicalio per un brevissimo attimo, prodotte da piccole scosse elettriche che brillarono in aria.

«Hai bisogno di una carica?» esordì l’energumeno con tono di disprezzo.

«No… sono invitato da Mr.Nope. Dovrebbe avervi avvertito.»

«Sì certo. Adesso risali sul truck e sparisci.» aggiunse il compagno che lo affiancò.

«Chiamate Mr. Nope e ve lo confermerà lui» rispose K senza scomporsi.

«Hai coperto il chip nfc, secondo te ho cominciato questo lavoro oggi? È l’ultimo avvertimento: vattene.» ribattè il tizio con il bastone che emetteva ancora piccole scariche elettriche dalla punta.

«Sì, capisco il fraintendimento. Ma ho il chip da sostituire perché una android-guard me l’ha fritta. Potete identificarmi con il Bar-tatoo» continuò calmo K, scoprendo con disinvoltura il suo bar-code tatuato sull’avambraccio sinistro.

«Chi diavolo usa più quel tipo di riconoscimento? Secondo te girò con uno scanner epidermico in tasca?»

«Beh, allora senti Cyrrus e così evitiamo questo inutile discorso che mi sono già rotto le palle! Non mi sono fatto tutti questi chilometri per essere rimbalzato da voi. Erano meglio le android-guards, almeno sapevano cosa fosse il rispetto.» K esplose con un tono aggressivo non riuscendo più a controllare i nervi.

Il cancello si aprì e cominciò a scorrere di lato.

«Bene. Così si ragiona. Eviterò di raccontare il vostro zelo a Cyrrus così magari anche domani sarete qui a fare i bravi cagnolini…»

Ma non riuscì a terminare la frase che l’avanzata del cancello si blocco dopo una corsa di solo mezzo metro. Dal varco aperto uscì rapido il braccio destro della guardia non armata che lo afferrò al collo e lo tirò con forza contro le sbarre metalliche. K sbattè violentemente contro e del sangue rosso bruno uscì immediatamente dal naso. La mano intorno al suo collo si serrò ancora di più poi il cancello tornò a scorrere mentre l’addetto usciva rapido e lo afferrava alla cinta con la mano ancora libera. Si sentì sbalzare in aria e atterrò dopo pochi secondi sul cofano del truck parcheggiato, rimbalzando sopra e rovinando a terra di lato. Successivamente arrivarono due calci forti all’addome e una scarica elettrica sulla spalla, vicino al collo.

«Adesso “togliti dalle palle” è più chiaro?» disse l’altro ancora dietro la line del cancello mentre il collega lo rialzava da terra come se fosse una busta di spazzatura e lo lanciava nell’abitacolo del truck. Gli chiuse la porta addosso con lo sfollagente-taser che aveva sfoderato dalla cinta e fece marcia indietro, come se tutto quello appena fatto fosse naturale al pari di bere un bicchiere d’acqua. Mentre si allontanava diede un pugno sul cofano del truck lasciando lo stampo di quattro nocche. L’impronta netta non lasciava dubbi: aveva, almeno nella mano, sostituito la struttura ossea con una metallica. Un messaggio chiarissimo che diceva: “la prossima volta ti colpisco con questa“.

K arrossì in viso e si ricompose come meglio poteva, lasciando trasparire segni di insofferenza. Si tamponò il sangue che ancora usciva dal naso con il bordo della maglietta e pigiò sulla retromarcia.

«Maledetta la mia lingua… che cazzo mi è preso?»

Il truck tornò indietro nel vialetto e fece inversione. Sparì alla vista dei due che ancora lo fissavano dietro la discesa che portava alle case sul fianco della collina. Camminò per altri pochi metri e poi si fermò al primo spiazzo. K scese con irruenza dalla vettura e richiuse con rabbia la portiera. Si toccò il polso sinistro e due luci rosse si attivarono sul palmo poi lo passò sulla maniglia.

«Tracking abilitato!» fece uno speaker dall’abitacolo.

Poi si girò e tornò su per la salita costeggiando il bordo. Poco prima che scollinasse alla vista del cancello ripiegò a destra e cominciò a camminare sulla zona d’erba sintetica al lato della strada. Usò gli alberi-antenna posizionati davanti a lui per rimanere nascosto e arrivò a costeggiare il muro laterale della casa di Cyrrus. Mentre camminava continuava a guardarsi dietro e si teneva stretto forte le narici per tamponare il naso ma senza buoni risultati. Convogliò allora i naniti nel naso e dopo trenta secondi quello che rimaneva dell’attacco subito era solo un po’ di sfumatura rossa tra i peli verdi della barba. Arrivò fino alla parte posteriore della villa che dava su un piccolo strapiombo di dieci metri da cui era possibile vedere la piscina illuminata del vicino meno abbiente del suo amico Cyrrus. Una villa che comunque quasi qualsiasi abitante della sua Sky-city non poteva permettersi neanche tra cento anni. Un simbolo della grande diversità che ricorreva nelle classi sociali. Una diversità che sarebbe dovuta cessare, come principio cardine declamato nei primi anni di elevazione delle città del cielo. Ma quelle diversità si erano acuite in disparità che avevano un’ombra nel mondo degli anni duemila. K diede un’occhiata rapida e continuò a camminare tra il muro e lo strapiombo fino ad arrivare al punto più basso della recinsione. Si appese dove arrivò con le mani e diede un ulteriore boost con i naniti concentrati nelle gambe. Oltrepassò agilmente il muro e saltò, atterrando in maniera silenziosa sull’erba dall’altra parte. Erba che toccò con le mani a cui arrivò una nostalgica sensazione di umidità. Quella era vera. Un lusso per pochissimi. Ma non si fece distrarre, concentrato come era nel controllare che non venissero i due scimmioni all’entrata. Si presentò davanti a lui invece un piccolissimo drone che lo puntò con una luce rossa. A quello era preparato e pronto: tirò fuori dalla tasca un piccolo dispositivo con una parabola davanti, schiacciò un tasto e il drone precipitò a terra come un sasso. Una volta caduto lo afferrò e lo guardò da vicino di nuovo sussurrando:

«Cyr, vorrei chiederti scusa se ti ho distrutto il drone ma visto che i tuoi nuovi scimmioni mi hanno spaccato il naso direi che siamo pari»

Lo gettò a terra e si avviò verso la piscina. Dal tetto della villa dorata si vedevano le continue strisce pubblicitarie olografiche che tagliavano il cielo. La concentrazione su quel dettaglio fu distolta da altri quattro droni che sentì levarsi in aria proprio dal tetto e da un rumore di passi pesanti che arrivavano da destra. K si mise a correre verso la porta vetrata. Sapeva il codice perché aveva visto Cyrrus comporlo tante volte prima che installasse il sensore di prossimità, così arrivò e digitò le quattro cifre mentre si guardava dietro. Spinse sulla porta che non si aprì, guardò così di nuovo il tastierino numerico che però non emetteva alcuna luce.

«L’ha staccato…»

Si girò di nuovo e vide spuntare una delle guardie: era quello che lo aveva picchiato. Vide sul volto dell’agente di sicurezza uno sguardo tra l’adirato e il divertito. Si appoggiò alla porta sicuro che gli avrebbe fracassato il cranio facendogli sfondare quel vetro rinforzato ma prima di provare il dolore sul viso sentì un forte calore dietro il collo, poi la porta si aprì di scatto e cadde all’indietro. Non riuscì a tenersi in equilibrio e sbattè con la schiena a terra. Una nuova fitta gli trafisse il collo poi il dolore si diffuse su tutta la testa. Aprì gli occhi e vide il suo amico Cyrrus che gli sorrideva con uno sguardo assente. Fermò gli agenti in tempo prima che lo riducessero a una massa informe di ossa, carne e impianti. Ma non sentì nulla di tutto il discorso che Cyr fece ai suoi nuovi dipendenti. Nelle sue orecchie c’era solo un fischio assordante che si sostituì improvvisamente in una voce maschile rassicurante:

«Buongiorno, Signor Kano Kallimaco. La informiamo che il blocco software che impediva l’alimentazione del chip NFC è stato rimosso. Non avendo però lei disponibilità di impianti nei condotti uditivi abbiamo dovuto scaricare e utilizzare un sof-f-f-tware beta per utilizzare le antenne secondarie di co-ooooo-nnessione come strumenti per poter utilizzare la conduzione ossea e poter mettermi in contatto con lei. Utilizzeremo questa connessione fino a quando non deciderà di installare un successivo impianto di output per parlare con noi. Ci scusiamo sin da ora se alcune volte la nostra voce le giungerà lontana o poco comprensibile. Sp-p-p-pero che la Software House rilasci presto la final release.»

«Ma chi o cosa cazzo sei tu?» disse K.

«Noi siamo Adam-Seren, la sua nuova intelligenza artificiale di supporto e ci siamo appena installati, con il suo consenso, nello spazio di memoria libero del suo SSD. È un piacere fare la sua conoscenza.»

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